9 workshop sotto la cura e la guida dei formatori, per dare inizio ai lavori. Ciascun partecipante potrà scegliere di partecipare ad un solo seminario, indicando la propria scelta in seguito all’iscrizione, insieme ad un’opzione di riserva.
• I care (don Milani) con Patrizia Marzo [CHIUSO]
I care, mi importa, mi sta a cuore. Senza cura verso l’altro non può esistere alcuna comunità educativa. Allo stesso tempo, far parte di una comunità educativa significa, necessariamente, avere a cuore l’altro: un altro che non è solo l’oggetto della nostra cura, ma anche il collega, il professionista con cui collaboriamo e costruiamo reti, il luogo che abitiamo ogni giorno.
• Ognuno cresce solo se sognato (Danilo Dolci) con Tiziana Mangarella e Dario Abrescia
Il sogno: non una fantasia della mente, ma un progetto concreto da perseguire nel futuro, guardando all’altro non solo come esso appare oggi, ma anche con le potenzialità che ciascuno contiene, per ciò che potrà essere e sarà. Uno sguardo che spesso richiede il superamento delle apparenze, dei preconcetti e dei pregiudizi, verso un futuro in cui tutti possano essere sognati.
• L’educazione comincia dalla nascita (Maria Montessori) con Gabriella Falcicchio
L’educazione che guarda al futuro guarda anche al passato. Anzi, ai primordi. Non si può pensare un’educazione che parta ‘da un certo punto in poi’: essa è un percorso, non inizia, non finisce. Se essere un buon educatore significa ‘portare fuori’ ciò che il bambino contiene già in sé, allora bisogna ammettere che quel qualcosa esiste già dal primo vagito e che la stessa attenzione che si pone durante la crescita va estesa alla gravidanza, al momento della nascita, ai primi mesi di vita.
• Per insegnare bisogna emozionare (Maria Montessori) con Lucia Suriano [CHIUSO]
Divertimento e insegnamento non sono nemici. Un apprendimento di successo, lo dicono anche le neuroscienze, passa attraverso le emozioni positive, vissute non soltanto dallo studente ma anche dall’insegnante stesso. Emozionarsi per emozionare: la scuola del futuro non può non muoversi verso un nuovo modo di insegnare e, soprattutto, un nuovo rapporto tra docente e studente.
• Chi non ha, non è (Franco Basaglia) con Vito Calabrese
Le pratiche di cura non possono non mettere al centro la persona, con le sue peculiarità e i suoi bisogni, che sono specifici e diversi rispetto a quelli di tutti gli altri. Meglio ancora: insieme alla relazione di cura, vanno ripensati anche gli spazi dove questa avviene, perché sia parte integrante della comunità educante e non separata da essa.
• La pratica della bellezza è politica (Arjun Appadurai) con Vittorio Palumbo [CHIUSO]
Ciò che è bello va protetto e, ancor di più, condiviso perché gli altri possano sperimentarlo. Creare il bello – attraverso l’arte, la musica, la creatività in generale – spegne la paura, muove all’interazione e alla collaborazione, diventa un importante strumento educativo. Se poi, grazie alla bellezza, si trasformano i luoghi – scuole, case di accoglienza, ospedali e luoghi adibiti alla cura, ma anche strade e piazze – la comunità educativa cresce e si rafforza, lascia un segno positivo di sé, si unifica e si radica.
• Solo chi ha un villaggio nella memoria può avere una esperienza cosmopolita (Ernesto De Martino) con Elena Musci
L’importanza del paesaggio, dell’ambiente, del territorio in cui affondiamo le nostre radici non può passare in secondo piano nel percorso educativo. C’è una storia in quelle pietre, in quelle terre e in quelle costruzioni che fa la storia della comunità educativa che lì abita. Conoscerla vuol dire conoscere la storia delle persone. Preservarla vuol dire permetterle di ritrovare linfa vitale e snodarsi verso il futuro.
• Sbagliando si inventa (Gianni Rodari) con Andrea Mori [CHIUSO]
L’errore è spesso associato al fallimento. Chi sbaglia perde. E’ deriso, punito, escluso. Serve, invece, un cambio di prospettiva etico, estetico e culturale: chi sbaglia, errando, scopre; solo chi non è perfetto è veramente umano. Chi ha compiuto un errore, parafrasando Einstein, ha sperimentato qualcosa di nuovo. Proviamo a immaginare allora l’errore e lo sbagliare rotta come scintille creative e possibilità che consentono di fare nuove esperienze e acquisire nuove consapevolezze, rivoluzionando il modo di agire di ciascuno. Re-inventarsi e ri-scoprirsi, così, comunità educativa, palestra condivisa di pensiero, in cui gli errori, e soprattutto l’errare (cercando), diventano ogni volta uno strumento di confronto, educazione, sogno e crescita personale e collettiva.
• Verso l’infinito e oltre (dal film Toy Story) con Fedele Congedo e Francesco Paolicelli
L’apprendimento e la fruizione della conoscenza vanno adattati ai nuovi tempi. Immaginiamo allora la Divina Commedia accessibile tramite chat, in un progetto di innovazione digitale che metta in dialogo studenti e insegnanti attraverso gli strumenti tecnologici che tutti oggi utilizziamo. Non una semplificazione del sapere, ma una nuova tipologia di accesso ad esso che accenda l’esperienza di apprendimento.
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