C’è qualcosa che ha a che fare fortemente con l’educare. Ed è la vita. L’educazione stessa è vita. Matthew Fox scrive che non si educa per vivere, ma si vive per educare. Per cui, potremmo dire che chi educa si occupa della vita che sarà. Di come cioè si organizza il vivere di ognuno. Senza giri di parole ce lo ha detto Asia all’ultimo convegno chiedendoci di parlare di “mare, meduse, pesci”, sistemi viventi di un ambiente totalmente diverso e altro da quello che entra nei nostri processi educativi e di cura che noi abitiamo quotidianamente, fortemente però legato alle nostre scelte, abitudini di vita, ai modi attraverso i quali generiamo il nostro rapporto con i sistemi viventi interagendo nella nostra dimensione di corpi con una intelligenza, con un cuore e una coscienza. Dimensione del pensare/conoscere, amare/sentire dentro, discernere/scegliere. In fondo decidiamo con la testa, con il cuore, con la nostra coscienza come stare e come permettere agli altri di stare a questo mondo. E a quello che sarà.
Un ecosistema in fondo è un insieme sistemico costituito da organismi viventi (animale/i e vegetale/i) che interagiscono tra loro e con l’ambiente che li circonda. Ogni ecosistema è costituito da una o più comunità di organismi viventi (biotici) e da elementi non viventi (abiotici) che interagiscono tra loro; una comunità è a sua volta l’insieme di più popolazioni, costituite ognuna da organismi della stessa specie. L’insieme delle popolazioni, cioè la comunità, interagisce dunque con la componente abiotica formando l’ecosistema, nel quale si vengono a creare delle interazioni reciproche in un equilibrio dinamico controllato da uno o più meccanismi fisico-chimici di retroazione (detti anche “feedback”). Un ecosistema è un sistema aperto, con strutture e funzioni caratteristiche e specifiche, determinate da i produttori primari, i consumatori e i decompositori.
Se dell’uomo è la terra e quanto produce, l’educare oggi si deve confrontare con questa sfida: sul modello di comunità educante che produciamo, sul rapporto tra organismi viventi (biotici) e non viventi (abiotici), sui rapporti tra produttori, consumatori, decompositori. Su come cioè le comunità, la comunità, nel presente guardino al futuro, che è il tempo che abiteranno i bambini e le bambine di oggi, i ragazzi e le ragazze di oggi.
Quali sono i dispositivi che, attraverso l’educare, generano nuovi ed efficaci pratiche di comunità in grado di collegare gli apprendimenti (anche quelli scolastici di base) con la necessaria generatività del nostro essere al mondo?
Un convegno per confrontarsi, apprendere, sperimentare, approfondire seguito da altri due appuntamenti seminariali più tematici e percorsi per le scuole di co-progettazione e sperimentazione/formazione in itinere.
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