Orientamento scolastico: scegliere senza spegnere la felicità
Tra la scuola secondaria di primo grado e la scuola secondaria di secondo grado si gioca una partita decisiva. L’orientamento scolastico non è solo una scelta di indirizzo. È un messaggio che gli adulti consegnano ai ragazzi: sei abbastanza, puoi fidarti di te, la tua felicità conta.
Questo articolo è rivolto a genitori e insegnanti che sentono il peso di questa responsabilità e vogliono esercitarla senza tradire la crescita emotiva dei ragazzi.

L’orientamento scolastico non è una selezione, è una relazione
Abbiamo trasformato l’orientamento scolastico in un verdetto. Pagelle come sentenze. Consigli orientativi come etichette.
Frasi che iniziano con: “Con questi voti…”, “Secondo me non è portato per…”, “Così si tiene aperte più possibilità”. Ma aprire possibilità togliendo fiducia non è orientare, è spaventare.
Nell’orientamento incontriamo spesso tre storie che si ripetono, con nomi diversi ma dinamiche identiche.
Marco
Marco, 13 anni, è curioso e creativo. Ha mani che pensano, smonta, aggiusta, osserva. Nelle arti manipolative eccelle, trova senso, prova competenza. Nelle materie teoriche, invece, fatica. Non perché non pensi, ma perché pensa in un altro modo.
Quando arriva il momento dell’orientamento scolastico, il messaggio che riceve è prudente, apparentemente realistico: “Qui faresti troppa fatica. Meglio un percorso più adatto”.
Marco sceglierà magari un istituto professionale. Non con l’idea di diventare il più bravo dei manutentori, ma con un pensiero silenzioso che si sedimenta: “Questo è quello che posso fare, perché non sono capace di studiare”. Marco impara a adattarsi, non a desiderare il suo percorso.
Sara
Sara è prudente e capace. Nei compiti e nei test, tende a dubitare di sé e a interpretare gli errori come segnali della propria incapacità. Quando le insegnanti le suggeriscono un percorso più ambizioso, Sara lo accetta, ma non con convinzione: sceglie la strada più sicura e meno rischiosa, anche se questo significa rinunciare a esplorare pienamente le proprie potenzialità.
Così finisce per iscriversi a un liceo scientifico o classico, considerato più impegnativo e ambizioso rispetto alle sue reali attitudini. Lo sceglie perché gli adulti glielo consigliano e per non deludere le aspettative, ma lo vive come un percorso imposto dall’esterno, senza entusiasmo, limitando la propria curiosità e il piacere di imparare.
Sara impara a proteggersi, ma rischia di non fidarsi mai del proprio potenziale.
Ginevra
Ginevra è figlia di due medici. Ama il disegno tecnico e vuole iscriversi all’istituto tecnico per geometri. La pressione familiare è sottile ma costante: frasi educate che trasmettono valore e prestigio, come “Potresti fare di più” o “È una scuola che ti chiude delle porte”.
Ginevra sente che scegliere quella scuola significa sfidare l’immagine familiare e lo status sociale. Impara così che il desiderio può entrare in conflitto con le aspettative, e deve avere il coraggio di sceglierlo.
Tre ragazzi diversi. Un unico rischio: imparare a non fidarsi di ciò che sentono. L’orientamento dovrebbe essere un atto educativo profondo, non una scorciatoia difensiva per evitare il rischio del fallimento.
Scegliere la strada più facile non è educazione alla felicità
Per educare alla felicità i nostri ragazzi e le nostre ragazze non è importante proteggerli dalla fatica. È necessario insegnare loro a stare nella frustrazione senza sentirsi sbagliati. Riconoscere il talento come processo, non come dono fisso. Allenare il coraggio di scegliere, anche sbagliando.
Il vero fallimento è scegliere per paura. Molte scelte di orientamento, infatti, nascono dalla paura degli adulti:
– paura che il figlio resti indietro
– paura del giudizio sociale
– paura di un percorso considerato meno prestigioso
Quando scegliamo per paura insegniamo una lezione devastante: “La tua felicità viene dopo la mia tranquillità”.
Il coraggio di cambiare lo sguardo, lasciandosi ribaltare
Orientare richiede lasciarsi ribaltare: dalle domande dei ragazzi, dai loro silenzi, dalle loro passioni disordinate.
Gli insegnanti hanno bisogno di tenere a mente che il consiglio orientativo è una parola che resta nella testa dei ragazzi per anni. Può diventare una profezia che apre o una condanna che chiude. Chiediamoci sempre: quello che sto dicendo aumenta o riduce il senso di possibilità dello studente?
Per i genitori, invece, è necessario ricordare che accompagnare non significa guidare il volante. Accompagnare è camminare accanto. Fare domande vere. Accettare che il figlio non sia la continuazione del nostro progetto.
La storia di Ginevra dimostra che accompagnare significa rinunciare a salvare l’immagine sociale per proteggere l’integrità del desiderio di un figlio.
Scegliere è un atto di fiducia. Orientare è un atto di potere. Decide chi può sentirsi capace. Educare alla felicità studenti e studentesse, figli e figlie, significa questo: tenere acceso il desiderio mentre si impara a scegliere, anche quando fa paura.
Lucia Suriano
Lucia Suriano è docente nella scuola secondaria di secondo grado. Ha iniziato a ricercare e sperimentare modalità e strumenti che realizzino il vantaggio dell’Educare alla felicità (in ambito educativo scolastico). Ribalta stereotipi e falsi miti educativi per una scuola capace di includere realmente tutti partendo dalla potenza della fragilità. Per edizioni la meridiana è autrice di Educare alla felicità. Nuovi paradigmi per una scuola più felice (2016) e Lasciarsi ribaltare. La Scuola è aperta a tutti (2020).


